Presidente della Repubblica
D.L. n. 62 del 30 aprile 2026
G.U. n. 99 del 30 aprile 2026
E’ stato pubblicato in Gazzetta il c.d. decreto Lavoro, recante “Disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all'occupazione e di contrasto del caporalato digitale”, che introduce una serie di misure pensate soprattutto per favorire l’occupazione, sostenere le imprese e garantire una retribuzione più equa ai lavoratori.
INCENTIVI ALLE ASSUNZIONI
In primo luogo, vengono previsti diversi incentivi per le assunzioni, sotto forma di esoneri contributivi. Tra questi c’è:
1. il cosiddetto “bonus Donne 2.0”, che incentiva l’assunzione stabile di donne in condizioni svantaggiate, con uno sgravio fino a 650 euro al mese per due anni, che può salire a 800 euro nelle regioni del Sud;
2. Un meccanismo simile è previsto per i giovani under 35 con il “bonus Giovani 2.0”, che riduce i contributi fino a 500 euro mensili (650 euro nelle aree svantaggiate). Sempre per i giovani, viene incentivata anche la trasformazione dei contratti a termine in contratti stabili, con agevolazioni analoghe;
3. infine, nelle aree del Mezzogiorno comprese nella Zes, è previsto un ulteriore bonus per le piccole imprese che assumono disoccupati over 35 da lungo tempo.
Accanto agli incentivi per le assunzioni, il decreto introduce anche un sostegno alle aziende che investono nel benessere dei lavoratori. In particolare, le imprese che adottano una specifica certificazione sulla conciliazione tra vita privata e lavoro (che include misure su genitorialità, welfare aziendale e flessibilità) possono ottenere una riduzione dei contributi fino all’1%, con un tetto massimo annuale di 50.000 euro.
RETRIBUZIONE E GIUSTO SALARIO
Il decreto stabilisce che i lavoratori devono ricevere almeno i minimi salariali previsti dai contratti collettivi nazionali più rappresentativi. In questo modo si contrasta il cosiddetto dumping salariale (cioè la concorrenza al ribasso sugli stipendi), senza però introdurre un salario minimo fissato per legge: resta infatti centrale il ruolo della contrattazione tra sindacati e datori di lavoro. Infine, il decreto interviene anche sul rinnovo dei contratti collettivi. Si affida alle parti sociali la definizione degli aumenti e degli eventuali arretrati, ma si introduce una tutela: se il contratto non viene rinnovato entro 12 mesi dalla scadenza, scatta automaticamente un adeguamento delle retribuzioni pari al 30% dell’inflazione (misurata tramite l’indice Ipca), per garantire una continuità nella tutela economica dei lavoratori.
LOTTA AL CAPORALATO
E’ stata introdotta una serie di misure per prevenire e contrastare il cosiddetto caporalato digitale, cioè lo sfruttamento dei lavoratori tramite piattaforme online. In particolare, si stabilisce che il rapporto di lavoro venga considerato subordinato quando emergono elementi di controllo o direzione da parte della piattaforma, anche se esercitati attraverso algoritmi. Un decreto del Ministero del Lavoro definirà nel dettaglio quali sono gli indicatori di rischio e quali dati le piattaforme devono raccogliere, conservare e rendere accessibili sia ai lavoratori sia agli ispettori. Inoltre, le piattaforme sono obbligate a spiegare in modo chiaro come funzionano i loro sistemi: devono cioè rendere comprensibili i criteri con cui assegnano i lavori, stabiliscono i compensi, valutano le prestazioni e decidono eventuali sospensioni o esclusioni. Per quanto riguarda l’accesso, questo può avvenire solo tramite strumenti di identità digitale (come Spid, Cie o Cns) oppure con un account associato a un unico codice fiscale e protetto da autenticazione a più fattori. Le credenziali non possono essere cedute ad altri e non è possibile assegnare allo stesso lavoratore incarichi tra loro incompatibili dal punto di vista temporale. Introdotti anche obblighi formativi aggiuntivi: i lavoratori delle piattaforme devono seguire corsi specifici tramite il sistema Siisl, eventualmente con il supporto dei patronati. Le aziende che impiegano lavoratori privi di questa formazione sono soggette a sanzioni.